Focusing
Era il 1967, la terapia centrata sul cliente era stata usata quasi esclusivamente con individui nevrotici, si decise di centrare il processo con pazienti schizofrenici, in un ospedale psichiatrico. Nacque così il monumentale Progetto Wisconsin, una delle ricerche più grandi mai sviluppate per verificare una teoria in psicoterapia: coinvolse più di 500 ricercatori tra psicologi, counselors ed assistenti. Richiese 5 anni, dal 1958 al 1963, ed una spesa economica ingente per realizzarlo. Rogers, pur mantenendo la responsabilità generale del progetto, ne passò la direzione a Gendlin, riconoscendogli "le capacità ed attitudini che io non avevo" come sostenne in una lettera del 1966. Il Progetto fu assediato dalle difficoltà, dal lavorare in un'istituzione totale come un ospedale psichiatrico, al furto di parte dei dati, ma fu comunque portato a termine, sebbene i suoi risultati, seppur interessanti siano stati scarsamente discussi. Rogers concluse che bisognava ripensare le connessioni causali tra le tre variabili:
- condizioni del terapeuta - livello del processo - risultati ed efficacia della terapia.
Intanto Rogers, seppur lieto che lo studio avesse portato a nuove scoperte, aveva raggiunto un sorprendente successo col nuovo libro "On becoming a person". Cambiò il nome al suo approccio, da centrato sul cliente a centrato sulla persona e spostò la sua ricerca ed i suoi scritti verso un nuovo promettente interesse : i gruppi. Rogers non mise mai in dubbio che empatia, accettazione ed autenticità siano il fondamento delle relazioni umane, nonostante i risultati del progetto Wisconsin fossero stati deludenti relativamente alla sua teoria, che aveva bisogno di essere integrata dalle altre scoperte emerse dalla ricerca.
Fu Gendlin che continuò il percorso. Pur non tradendo lo spirito dell'approccio rogersiano, la "non direttività" del terapeuta che consentiva al cliente di ri-stabilire la relazione con il proprio experiencing e con l'altra persona, comprese che empatia, congruenza e considerazione incondizionata non causano di per sé la crescita del cliente, anche se i loro opposti ovvero incomprensione, criticismo, incrongruenza, non accettazione ne ostacolano l'esito. Da questa prospettiva le attitudini ideali del terapeuta consistono soprattutto nel non bloccare il cliente e nell'accompagnarlo ad entrare in contatto con la propria complessità esperienziale. Per Gendlin l'articolazione del nostro experiencing è centrale in psicoterapia e nel counseling. Una psicoterapia o un counseling sono efficaci quando il processo che era bloccato riprende a fluire.
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